Non ho mai fatto mistero di quanto mi sconcerti un uso improprio della tecnologia. L’ultima frontiera della modernità è l’app che recupera i messaggi che l’inviante ha cancellato prima della visualizzazione del ricevente.
Mi spiego meglio: scrivo un messaggio, lo invio, poco dopo però me ne pento e lo cancello. In realtà a mia insaputa il mio interlocutore può recuperare quel messaggio grazie all’ennesima invenzione tecnologica che ci illude di essere dei privilegiati, ma in realtà ci toglie perfino la libertà di poter cambiare idea.
Non è un mistero per nessuno che la difesa della privacy sia più un’illusione che una realtà, ma quest’ennesima frontiera tecnologica un po’ mi sconcerta.


Il paradosso di questo tempo è che siamo convinti di essere liberi grazie ai mezzi di cui disponiamo mentre rischiamo di diventarne sempre più schiavi. Pensiamo di poter controllare tutto e non ci rendiamo conto che siamo controllati tanto quanto controllanti senza neppure tante differenze fra le due posizioni.


Un consiglio o forse due.

Voglio poter dare un consiglio specialmente ai genitori che controllano i cellulari dei figli.
Se decidete di farlo: ditelo ai vostri ragazzi, affinché non si sentano “spiati”, ma incoraggiati ad essere prudenti.
E quand’anche scopriste messaggi che ritenete adeguati, parlatene direttamente con gli interessati da soli, facendo attenzione a non far trapelare i contenuti in presenza di fratelli o estranei. A volte a causa della fretta, di paura o per la preoccupazione agiamo in modo sconsiderato senza tenere conto di chi ascolta le nostre conversazioni telefoniche o i messaggi vocali. I figli invece sentono e si preoccupano tanto quanto noi. Anche quando sembrano distanti o indifferenti.
Inoltre, se non si tratta di problemi comuni a tutti i figli, è bene per ciascun figlio che i problemi vengano affrontati separatamente da eventuali fratelli; sarà anche l’occasione per passare del tempo di qualità con loro.

di Eleonora Alvigini

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